Dal 1º gennaio 2011 in Italia è vietato vendere sacchetti di plastica tradizionali per la spesa: al loro posto gli esercizi commerciali devono mettere a disposizione sacchetti biodegradabili e compostabili. L'Italia è arrivata a questa scelta con anni di anticipo sul resto d'Europa - la direttiva UE sulle borse di plastica sarebbe stata recepita solo nel novembre 2016.

Una norma tecnica, non uno slogan

Il punto delicato di una legge del genere è la definizione. Restano commercializzabili soltanto le buste monouso biodegradabili e compostabili certificate secondo la norma UNI EN 13432, oppure le shopper riutilizzabili che contengono percentuali minime di plastica riciclata. Senza quel riferimento normativo, la parola biodegradabile sarebbe rimasta un'affermazione pubblicitaria: la certificazione stabilisce in quanto tempo e in quali condizioni il materiale si decompone davvero.

Il vantaggio industriale che ne è nato

La conseguenza meno prevista è stata industriale. Obbligando l'intero mercato nazionale a rifornirsi di bioplastiche compostabili, la norma ha creato una domanda stabile e su larga scala per un materiale che altrove restava di nicchia, e ha reso l'Italia un riferimento europeo nel settore. È il caso raro di un divieto che ha fatto nascere una filiera invece di limitarsi a chiuderne una.

Fonti

Sacchetto di plastica - Wikipedia
Sacchetti in bioplastica: normative e mercato - Plast Magazine